Vedi l’onda d’urto propagarsi lentamente, la morte di Palmieri il sasso nello stagno dello spazio-tempo. Vedi il cerchio allargarsi in silenzio. La sede, l’alto palazzo Vox che si alzava dalla campagna appena fuori città, era in fermento. Stress da omicidio. Si parlava degli sviluppi. L’ambiente era ipersensibilizzato. Invisibili archi elettrici correvano da uno all’altro degli inquieti occupanti della struttura. Dagli impiegati, agli amministrativi, ai programmatori. Non avevi bisogno di ascoltare le centinaia di minuscole conversazioni bisbigliate lungo i corridoi. Sapevi di cosa stavano parlando. Tendere l’orecchio, sentir parlare di un progettista morto - una conferma. Qualcuno alzava gli occhi e ti osservava mentre passavi. Sapevano che eri un collega della vittima e questo era tutto, per il momento. Con ogni probabilità non
sapevano che un collega della vittima era stato sorpreso sul posto dalla polizia, per il momento. Qualche anima bella aveva avuto l’idea di appendere una gigantografia di Palmieri nella stanza dei cubicoli. La fonte dell’immagine sembrava essere una possibile foto promozionale per il suo prossimo software, qualsiasi cosa sarebbe stato. I suoi grossi occhi vitrei vi guardavano attoniti e sgranati dall’ingrandimento. Poteva andare peggio. Ad esempio avrebbe potuto essere ucciso più tardi, quando l’evento avrebbe generato molte più gigantografie. Quando Oscar entrò nell’ufficio di Durante Durante stava dormendo. L’ufficio si trovava alla fine della sala dei cubicoli, il grande spazio dove Oscar e tutti gli altri fingevano di lavorare un numero variabile di ore al giorno. Durante, la testa riversa sulla sommità dello schienale, stava russando sommessamente dalla bocca, il torace che si alzava e abbassava ritmicamente, la penna ancora in mano, ferma a metà di una frase su un foglio A4. Ecco uno che doveva subire in pieno lo stress da omicidio. Qualcosa diceva a Oscar che lasciarlo dormire sarebbe stata la soluzione migliore per il suo equilibrio emotivo. Batté le mani. Durante si svegliò con un sussulto, finì di scrivere la frase, e si fermò. Alzò gli occhi su Oscar e fece un salto sulla sedia. -Oscar! Da quanto sei qui? -Qualche secondo. -Ho dormito? -Sì. Narcolessia. O momenti di buio, come li chiamava Durante. Da acceso a spento in mezzo secondo, senza preavviso, e assolutamente random. |