Riccardo Raccis intervista Oscar Plazzi

 

 

Aprile 2000, Firenze, sede locale della Vox International. Incontro Oscar Plazzi in uno degli uffici vuoti del suo reparto. È cordiale e rilassato, anche se sembra che tutte le sue interviste siano state condensate nella giornata. Aspetto il mio turno rimettendo in ordine i foglietti delle domande.

 

OSCAR PLAZZI: Non credevo che qualcuno sapesse di me. Il giornalista che era qui prima di te, l’hai visto?

RICCARDO RACCIS: Ragazzo con il registratore? Con il fotografo?

OP: Sì. Come fa la stampa a sapere chi sono? Qualcuno avrà saputo qualcosa dalla polizia, immagino, è sempre così, ma capisci che intendo.

RR: Oh, io non sono un giornalista.

OP: Ma hai capito che intendo.

RR: Certo. Andiamo con le domande?

OP: Sono pronto.

RR: Come sei entrato alla Vox?

OP: Assunzione standard. Il pacchetto standard, potremmo dire. Sì, bè, sono entrato giovane, ma questo è quanto. Uno dei più giovani di tutta la Vox, credo. Dovevano fare una statistica tempo fa ma non ho idea di che fine abbia fatto. Comunque… Pacchetto standard. Cubicolo.

RR: E’ per via del tuo Q.I. che sei entrato così giovane? Ho letto che è altissimo.

OP: 188. Sopra la media.

RR: Come ti senti ora che il caso Palmieri è ufficialmente chiuso?

OP: È molto bello, naturalmente. Molto confortante.

RR: È vero che eri sul luogo del delitto?

OP: Sì, ma non sapevo che era il luogo del delitto. Ah ah. Lo avrei saputo molto presto, naturalmente. È stato un bel colpo, sì. Rush di adrenalina. Un grosso rush di adrenalina.

RR: Hai mai pensato seriamente alla possibilità di essere arrestato?

OP: Cercavo di non pensarci. Io sono innocente.

RR: È diverso se sei innocente?

OP: Sì, certo, penso. Se sei innocente puoi sempre pensare “okay, sta succedendo questo o sta succedendo quello, però sono innocente”. No? Lo sai che la polizia mi ha interrogato qui? Proprio in questa stanza? Incredibile, vero? Questa è la stanza di un interrogatorio. Non so perché me la ricordavo con le pareti più strette.

RR: Come è cambiata la tua vita dopo questa vicenda?

OP: Non è cambiata. Io non sono mai stato più di un testimone, davvero. Mi chiedo ancora perché tutti vogliano sapere di me. Ai miei colleghi non succede. Non fraintendermi, non è male. Però mi chiedo perché.

RR: Perché sì.

(ride)

RR: Cosa dicono i tuoi colleghi di questa vicenda?

OP: Niente. Non è che cerchiamo di non parlarne, è che ne abbiamo già parlato abbondantemente mentre si stava ancora svolgendo. Adesso ci sentiamo un po’ come se avessimo bisogno di una vacanza, se mi segui. Una volta che ci sei dentro ti rendi conto che essere coinvolti in un’indagine per omicidio è davvero stancante.

(ride)

RR: Cosa pensi della conclusione delle indagini?

OP: Vuoi dire del risultato?

RR: Sì.

OP: Non ne so abbastanza, per cui non me la sento di pronunciarmi, visto anche che sono stato parte dell’inchiesta e tutto quanto. Mi limito a essere uno spettatore, come tutti gli altri.

RR: Hai ancora fiducia nelle istituzioni?

OP: Certo.

RR: Un’ultima domanda. Tu e tuoi colleghi parlate mai di Leonardo Palmieri?

OP: No.

 

Oscar sorride. Improvvisamente vorrei non aver detto che era la mia ultima domanda. Oscar intreccia le dita. Sta ancora sorridendo.

Bè, alla prossima.

 

 

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